Alla cucina italiana serve un nuovo sapore
Nicolas Sarkozy lancia la provocazione: la cucina francese riconosciuta come patrimonio dell'umanita'. Gli italiani rispondono da "Gusto in scena".
Marcello Coronini nel dibattito spontaneo che tale affermazioni hanno suscitato durante l'evento ha detto: "Non scherziamo!" quello che serve alla cucina italiana, ha detto il giornalista scrittore appassionato di enologia e gastronomia, e' la ricerca di una precisa identita' in grado di unire l'anima "tradizionale" e quella innovatrice.
L'idea e' quella di riaffermare il patrimonio culinario italiano unendo la tradizione, quella del prodotto di qualita' della materia prima. "Parliamo quindi di chi fa bene e con piacere il proprio mestiere" di coloro che "utilizzano solo prodotti di grande qualita' – continua Coronini - spesso provenienti dal territorio. La ricerca di materie prime di valore, anzitutto italiane" che insieme alla ricerca dell'innovazione della cucina creativa.
L'intenzione e' sicuramente quella di una promozione fattiva della cucina italiana ma per Gianpaolo Cangi, segretario generale della FIC (Federazione Italiana Cuochi), raggiunto da NewsItaliaPress "la Francia dimostra di essere all'avanguardia come ad esempio nel settore dei formaggi" che riescono a promuovere tutto il mondo. In questo caso "l'Italia arriva seconda, perche' in Italia – continua Cangi – non esiste un dipartimento che tuteli tutto questo. Noi auspichiamo un dicastero della cucina italiana per concordare un piano d'azione". Non che non esistano manifestazioni o attivita' volte a promuovere il prodotto italiano, precisa Cangi, ma c'e' bisogno di "un ente ufficiale preposto e questa e' la nostra idea di costruire un dicastero della cucina italiana" ribadisce.
Per Bartolo Ciccardini, presidente di "Ciao Italia", in merito la cucina e soprattutto alla ristorazione italiana ha dichiarato a NewsItaliaPress che "c'e' bisogno di essere consapevoli che siamo la prima cucina al mondo" il problema, spiega e' che "i nostri ristoratori non sono capaci di fare squadra" e i dirigenti italiani non si interessano abbastanza dei ristoranti ma tengono conto solo delle vendite dei prodotti.
Diverse associazioni, spiega con toni pacati, dovrebbero occuparsi della ristorazione come ad esempio l'Ice. Quindi non e' vero che non esistono poli preposti alla salvaguardia e allo sviluppo della cucina italiana. Il problema e' che non c'e' interesse, gli enti ci sono ma non si occupano di ristorazione. Ciccardini ricorda che non molto tempo fa esisteva una etichetta l' "Insegna del ristorante italiano" ma e' stata abolita per motivi che spiega nel suo libro "Ciao Italia Story".
I presupposti per battere la concorrenza estera e riaffermare la cucina italiana ci sono. L'importante e' coniugare etica culinaria, nel modo di cucinare e di innovare la tradizione, con la consapevolezza di essere capaci di riaffermare il proprio valore con il reale supporto di associazioni ed enti capaci di influenzare il mercato della ristorazione a livello capillare e globale.
Da NewsItaliaPress















